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Consigli utili per la pratica del naturismo nella piena (o quasi) legalità

In Italia vi sono pochissimi luoghi pubblici, come spiagge, fiumi e laghi, ufficialmente riconosciuti dalle amministrazioni locali quali siti espressamente "destinati alla pratica del naturismo". Il primo fu l'Oasi naturista di Capocotta, sul litorale romano; fu quindi la volta della spiaggia della Bassona al Lido di Dante (RA) e, in ultimo, quella del Nido dell'Aquila a S. Vincenzo (LI). Sul territorio nazionale esistono tuttavia decine di altri luoghi pubblici in cui la frequentazione da parte dei naturisti avviene in maniera del tutto tollerata, e in alcuni casi addirittura rispettata, cosa che riteniamo dovrebbe avvenire di norma! Altre volte, però la situazione non è così rosea e spesso si incorre, o si rischia di incorrere, nella contestazione da parte delle forze di polizia del famigerato art. 726 del Codice Penale, riguardante atti contrari alla pubblica decenza, con la conseguenza di rischiare di vedersi comminare dal giudice di pace una vera e propria condanna penale, che va addirittura a macchiare la fedina penale, oltre ad una ammenda variabile da 258,00 a 2582,00 Euro. Dal 2000, però, qualcosa è cambiato grazie ad alcune sentenze della Suprema Corte di Cassazione, alla quale ci si rivolge in ultima istanza nelle cause legali, ed in particolare la numero 3557 e la 1765 sempre del 2000 (che potete scaricare direttamente da qui).

Esse, nell'assolvere due individui che si erano esposti totalmente nudi in luogo pubblico, hanno affermato che: è evidente che non può considerarsi indecente, ad esempio, la nudità integrale di un modello o di un artista in un' opera teatrale o cinematografica, ovvero in un contesto scientifico o didattico, o anche di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata, mentre invece suscita certamente disagio, fastidio, riprovazione chi fa mostra di sé, ivi compresi gli organi genitali, in un tram,in strada, in un locale pubblico, o anche in una spiaggia frequentata da persone normalmente abbigliate. E ancora: l'integrale nudità maschile o femminile sfugge a qualsiasi rilevanza penale se è inserita in un contesto pedagogico o didattico (per es. durante una lezione di anatomia o di educazione sessuale) ovvero in particolari contesti settoriali (per es. di tipo naturista o salutista). Ciò significa che non possiamo invocare il diritto ad esporci nudi in ogni luogo pubblico, ma solo "nei luoghi riservati o solitamente frequentati dai naturisti". Diversa, ovviamente, è la situazione nei luoghi privati tipo campeggi, club, villaggi ecc. dove il problema non si pone in virtù del sacrosanto principio secondo il quale "a casa nostra facciamo quello che ci pare". Pertanto è consigliabile portare sempre con noi una copia delle suddette sentenze insieme ad una copia di una pubblicazione, tipo INFONATURISTA, in cui sia citato il luogo in cui ci troviamo come "solitamente frequentato dai naturisti".

Tutto ciò, ancor meglio se accompagnato dalla tessera FENAIT (e la tessera ANAB lo è!), dovrebbe far desistere l'eventuale Autorità che volesse contestarci l'art. 726 C.P. e dovrebbe scoraggiare gli immancabili bigotti e benpensanti del momento a far intervenire le forze di polizia a causa della nostra innocente nudità. Ed anche nel caso in cui si arrivasse ugualmente alla denuncia, la suddetta documentazione potrà essere prodotta al Pubblico Ministero affinché riconosca la nostra buona fede ed eviti, attraverso l'archiviazione, la celebrazione del processo. Insomma la legge italiana non vieta espressamente il nudismo e tanto meno la pratica del naturismo, ma purtroppo nemmeno li consente esplicitamente. Speriamo che questo "vuoto legislativo" venga presto colmato con una legge parlamentare, o anche delle singole regioni (e l'Emilia Romagna è la prima e l'unica ad averla emanata) in cui si affermi chiaramente e senza ombra di equivoco che: la pratica del naturismo è consentita in ambienti e spazi delimitati, riconoscibili e segnalati, secondo le modalità stabilite da Regioni, Province e Comuni le quali devono porre in essere le condizioni idonee affinché ciò avvenga. Considerando che i naturisti sono e resteranno una piccola minoranza nella società, viene da solo immaginare che una tale legge comporterebbe ben poche conseguenze nella vita della maggior parte degli italiani. Verrebbe semplicemente riconosciuto un elementare diritto di libertà in piccole oasi spesso di difficile accesso e comunque sempre lontani dalle case e dalle strade.

Continuiamo a lottare per la libertà di stare nudi.

 

1765 2000.pdf (17.13 kB)
3557 2000.pdf (11.64 kB)
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