Ferragosto naturista condiviso 2021 – Reportage

Ferragosto naturista condiviso 2021 – Reportage

Ferragosto naturista condiviso 2021 – Reportage
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“È… molto più onesto essere nudi… che indossare abiti trasparenti.”

(ERASMO DA ROTTERDAM)

Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista

Per la seconda volta centinaia di naturisti italiani hanno deciso di festeggiare il Ferragosto insieme, ognuno in una spiaggia diversa, ma uniti nella volontà di essere una comunità

Reportage preparato da ANITA e inizialmente pubblicato da FENAIT.

Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista

Una catena umana di donne, uomini e bambini che partiva dal nord di Varallo arrivando a Marianelli in Sicilia, ha deciso di passare il Ferragosto in una spiaggia naturista (marina o fluviale) o in una struttura naturista.

Arriverà il giorno in cui questo non farà più notizia e sarà normale trovare nello stesso luogo persone vestite e persone nude.

Quando ci si accorgerà che non è un corpo nudo a far scandalo ma molte parole, molte azioni quotidiane, allora saremo un paese equilibrato.

Jacopo ha due anni e vive in una famiglia naturista, vede i suoi genitori nudi da sempre e anche molti degli amici che frequentano la sua casa. Jacopo non avrà quel limite mentale di tanti che credono che stare nudi sia un richiamo sessuale, non avrà il mito del corpo perfetto. Jacopo guarda le persone negli occhi perché per lui un organo genitale è esattamente come un orecchio o un naso.

Jacopo ha scelto la spiaggia di Varallo perché i suoi genitori sono amici di Simona, un’assicuratrice milanese che ha casa a Oro, sopra la spiaggia di Balangera. Il naturismo è apertura all’altro, Simona ospita tante persone in casa sua e la spiaggia naturista sul Sesia è la sua seconda casa. Simona, se vede atteggiamenti scorretti, prende sottobraccio le persone che hanno scambiato una spiaggia per un privé, offre loro una birra e poi spiega la filosofia del naturismo. A volte qualcuno se ne va via ma molte altre volte chi rimane capisce e ritorna.

Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista
Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista

Maria è una docente di italiano e adora il mare, fuma i sigari e fa il bagno a San Vincenzo tutto l’anno. Nuda? Maria non risponderebbe neppure a questa provocazione, lei è naturista fino nelle viscere, basta guardarla negli occhi per capire che non esiste pregiudizio né malizia. Andate a cercarla sotto la bandiera dell’A.N.ITA. che lei onora quotidianamente per capire come vive una naturista.

 

Iris e Cecilia sono donne sicule, troppi luoghi comuni sul ruolo della donna in Trinacria. Iris e Cecilia non si mostrano, Iris e Cecilia vivono il naturismo sempre e con loro mariti e amici. Le si possono trovare a Torre Salsa o Marianelli e con loro sono risate e mangiate garantite. Le donne del sud e quelle sarde si stanno scrollando di dosso un fardello di secoli. Il naturismo le sta aiutando ad uscire da un ruolo che non è naturale ma solo frutto di secoli di prevaricazioni.

La grande distesa di sabbia dorata di Piscinas in Sardegna accoglie sempre con la sua bellezza fatta di spazi immensi, dune sinuose, rive che si perdono a sud e un mare a perdita d’occhio dove il sole precipita ad occidente.

A guardarla oggi Piscinas, stracolma di amiche e amici che condividono la nudità, sembra anche più bella, in questo ferragosto naturista senza più pregiudizi. Lo vedi, parli con la gente nuda e capisci subito che la festa è sincera, colorata di un’allegria che a pelle appare vera. E di colori e fantasia è fatto lo scherzo di dipingersi i corpi, quando il caldo africano un poco si attenua. Sono le tempere ad acqua che a scuola usano i bimbi. E noi in Sardegna i bambini monelli, quelli disobbedienti, li chiamiamo “pizzinni-pizzoni”, perché sono come uccelli che in gabbia proprio non ci vogliono stare, e non riesci a fermarli. La nudità diventa allora una tela dove i “pizzinni” di tutte le età rappresentano, per un giorno, il gioco inevitabile di una felicità senza veli.

Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista
Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista

Chiara fa la pendolare tra Lombardia e Sicilia, lei si è sobbarcata l’impresa di creare locandine per quasi tutti i gruppi presenti a questa manifestazione diffusa. Lei ha scelto il fiume Ticino con i suoi amici della Ciurma. Ha giocato a pallavolo sulla spiaggia e ha avuto un occhio di riguardo per le tante persone presenti a festeggiare il Ferragosto 2021.

 

Antonio è invece “nu cotraru” di Calabria, rigoroso e disciplinato sin dall’inizio del suo percorso nel naturismo avviato non molti anni fa. Intende lottare, con il proprio esempio, il pregiudizio che confonde nudità e sessualità e per questo ha scelto di avventurarsi nel primo, serio progetto di far vivere serenamente il naturismo nella sua splendida regione ed in particolare, per questo ferragosto condiviso, nella spiaggia di Stignano. È affiancato da amici preziosi che condividono lo stesso progetto e che sono consapevoli di come l’ispirazione naturista possa esprimersi non soltanto nell’esteriorita’ del “nudo corpo” ma possa essere una “condizione dell’anima”, che pervada il quotidiano anche di chi, pur vestito, vive comunque una vita priva di sovrastrutture, trasparente, senza ambiguità, falsità e doppi giochi; una vita nuda insomma, sia che si indossino i vestiti sia che non li si indossi.

Dafne è in vacanza in Abruzzo con le amiche e un po’ per caso decidono di trascorrere il ferragosto in spiaggia nei pressi del trabocco Punta le Morge a Torino di Sangro. Qui nota il cartello che indica la vicina spiaggia naturista. Dopo aver trascorso la giornata tra bagni e picnic sui ciottoli che caratterizzano la zona,  poco prima di tornare in albergo, si stacca dalle amiche e si avvia a piedi in direzione di Lido Punta Le Morge. Qui trova i naturisti dell’ANAB; poche parole di circostanza e di spiegazione di cosa sia il naturismo. Pochi secondi e il bikini di Dafne è già adagiato sui sassi e lei avvolta dalle calde acque dell’Adriatico. Dafne non lo sa ancora…ma tornerà presto in quella spiaggia.

Dalla spiaggia del Secchiello Selvaggio sul Trebbia, Claudio, per il primo ferragosto dopo la delibera per l’ufficializzazione alla pratica naturista racconta di un ferragosto indimenticabile da segnare sugli annali del gruppo TrebbiaNat; aperitivo, pranzo, anguria, compagnia, sole, secchielli, cena con 250 gamberoni alla griglia, musica e balli, chiusi dallo spettacolo pirotecnico di Susanna incinta all’ottavo mese sotto un cielo stellato.

Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista
Ferragosto naturista condiviso 2021 - Reportage - AbruzzoNaturista

A Lido di Dante (Ravenna),  nella più grande ed affollata spiaggia naturista d’Italia (circa 1500 persone nude)   l’ANER ha salutato ferragosto  con un brindisi a base di sangiovese… sotto   l’occhio attento dei due bagnini di salvataggio a noi dedicati. Il nucleo storico si è poi ritrovato a cena assieme per concludere degnamente la serata di naturismo condiviso.

 

Arriviamo a Santa Severa, Stefano racconta, le Sabbie Nere sono sfuggite alla speculazione edilizia grazie ai vincoli imposti dalle preesistenze archeologiche dell’antico insediamento etrusco di Pyrgi. Molti ragazzi e ragazze presenti nella spiaggia tessile si sono denudati per la prima volta per il torneo di Beach Volley allestito da Eros e Roy, per il buffet coordinato da Sara, Ondina e Rossella e l’ormai tradizionale sessione di body painting ideata da Simona.

Dopo avere atteso il tramonto, il meraviglioso tuffo del sole sul tratto di mare davanti al Castello di Santa Severa è arrivato il momento dei saluti. Una memorabile giornata di naturismo ed amicizia.

Mille altre storie raccontano di amiche ed amici, al campeggio naturista  Bnatural, al campeggio La Chiappa in Corsica o al Valalta in Istria.

Il naturismo è questo e anche quest’anno è stato magico, dice Giampietro Tentori, Presidente di A.N.ITA., trascorrere il 15 agosto in compagnia di centinaia di amici é un segnale che non possiamo più essere snobbati.

Il Naturismo Italiano inizia a far rumore.

“Spiaggia Viva” – Presentazione dell’opera

“Spiaggia Viva” – Presentazione dell’opera

“Spiaggia Viva” – Presentazione dell’opera

Con la fine dell’estate è terminato anche il nostro progetto “Spiaggia Viva” che si è presentato ai visitatori abituali e vacanzieri di Lido Punta Le Morge.

Al termine dell’articolo, siamo lieti e fieri di presentarvi in anteprima l’opera nella sua inerezza.

Avevamo avviato l’iniziativa con qualche preoccupazione sulla possibile adesione di un numero adeguato di partecipanti, necessario a fornire significatività a un progetto fotografico. Chiedere di poter apertamente usare una macchina fotografica in una spiaggia naturista  poteva sembrare azzardato, almeno per il sentir comune di questi luoghi. Ci sbagliavamo…

Praticamente tutti  coloro ai quali abbiamo illustrato il progetto ne hanno apprezzato i contenuti e le finalità, riconoscendo la necessità di una comunicazione e promozione pubblica più incisiva ed efficace. Sulla spiaggia di Lido Punta Le Morge in sette stagioni abbiamo ampiamente dimostrato che il naturismo, oltre ad essere il riconoscimento di un modo diverso di intendere il rapporto con l’ambiente e la natura, può creare domanda turistica, occupazione e sviluppo, anche, e forse soprattutto, in territori periferici e poco adatti al turismo di massa.

Comunicare correttamente e impegnarsi verso tali obiettivi funziona e permette di raggiungere risultati concreti e consistenti.

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Questo è valso anche per il nostro progetto.

Lo scopo nobile e la corretta modalità di presentarlo ha fatto sì che molti dei naturisti di Lido Punta Le Morge abbiano accettato di aderire all’iniziativa facendosi ritrarre dal nostro fotografo.

Gli scatti, sempre concordati con i partecipanti, hanno voluto raffigurare l’aspetto più quotidiano, abituale e familiare delle giornate trascorse al Lido. L’obiettivo, come riportato nella presentazione del progetto, è stato quello di acquisire delle istantanee della vita che scorre in spiaggia, delle relazioni che vi si intrecciano, dei momenti di socialità o della necessità di riposo e distacco; ognuno di voi partecipanti ha interpretato il suo modo di essere e di interagire con gli altri e con il luogo, dipingendo tutti insieme il più bel ritratto di Lido Punta Le Morge, cioè quello di una indubbia e incontrovertibile “SPIAGGIA VIVA!”

Grazie a tutti!

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Ferragosto naturista 2020 condiviso

Ferragosto naturista 2020 condiviso

Ferragosto naturista 2020 condiviso

L’Associazione Naturista Abruzzese aderisce con entusiasmo all’iniziativa promossa dall’associazione Anita per un Ferragosto 2020 condiviso e diffuso.

Considerato che quest’anno i viaggi sono difficile e gli eventi impossibili, ci sembra l’unico modo per sentirci vicini alle altre associazioni nazionali che operano per la tutela e la valorizzazione di spazi pubblici ad uso dei naturisti. Partiamo quindi per questo giro d’Italia virtuale alla scoperta delle più belle spiagge naturiste italiane!

A ferragosto, anche se a distanza, abbracceremo tutti i naturisti italiani che insieme a noi celebreranno l’avvio dell’ultima fase dell’estate.
Sarà un modo per sentirci vicini e per condividere questo giorno di festa. Di seguito il testo dell’evento:

Volete un Ferragosto diverso? libero? avventuroso? rigenerante? naturista?
Ecco un promemoria che potrebbe aiutare tutti i naturisti e chi volesse provare la libertà del vivere naturista con una serie di appuntamenti sparsi nel nostro bel belpaese.

Immaginiamo di fare insieme un giro d’Italia:

Si potrebbe iniziare con la splendida Sardegna e festeggiare con l’Associazione Sardegna Naturista il secondo anniversario dell’autorizzazione della incredibile spiaggia di Piscinas (Sud Sardegna) con le sue dune.
Il 9 agosto quindi festa di compleanno per una grossa conquista sulla Costa Verde.
La Sardegna sta investendo molto per il turismo naturista e il numero delle spiagge ufficiali è pronto a crescere numericamente.
Il 15 agosto, ferragosto, potremmo trasferirci sul litorale laziale con gli amici della UNAIT (Unione Naturismo Ambiente Italia) che ci aspettano per una grande festa sulla spiaggia di Santa Severa (a nord sul litorale romano).
Attraversando l’appennino da ovest a est si arriva in Abruzzo alla incredibile spiaggia del Lido Punta Le Morge (Torino di Sangro, nella provincia di Chieti) per la festa dell’A.N.AB. (Associazione Naturista Abruzzese).
Risalendo verso il nord si arriva al torrente Diaterna per una due giorni di allegria tra il 15 e 16 agosto a Firenzuola nella frazione di Scheggianico (in provincia di Firenze).
Rimanendo a pochi chilometri si arriva nella spiaggia del Lido di Dante a Marina di Ravenna, spiaggia che il comune di Ravenna ha ufficialmente riconosciuto e dotato di controlli per la sicurezza in mare.
L’associazione che festeggerà in questa bella spiaggia sarà l’ANER (Associazione Naturista Emiliano Romagnola).
Infine, tra Piemonte ed Emilia ecco la magnifica spiaggia fluviale del Trebbia, gli amici del gruppo del TrebbiaNat vi aspettano nella storica spiaggia del “Secchiello Selvaggio” nella zona di Bobbio (nella bassa provincia piacentina), da anni in questo territorio, e si dicono pronti a battezzare i nuovi adepti con secchiellate rigenerative.
Ultima tappa a Varallo Sesia (nella provincia di Vercelli) e a quasi un anno esatto dalla sua ufficialità, A.N.ITA. vi aspetta per una giornata speciale, tra connubio di arte, natura e rafting lungo il fiume. L’A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana) ha lavorato tanto per arrivare a questo importante successo e ha tante novità per il futuro.
Un panorama interessante che dice quanto il movimento naturista sia in crescita. Provare una giornata tra amici senza nulla addosso è un’esperienza unica.
Il naturismo si rivolge a tutte le età, troverete famiglie con bambini piccoli, adolescenti e anziani insieme a far festa. Lo star nudi non esalta la diversità ma rende tutti simili, senza maschere e pregiudizi.
Insomma, un ferragosto naturista diffuso e condiviso per poter dire: “ Io c’ero!”
Ferragosto naturista 2020 condiviso - AbruzzoNaturista
Ferragosto naturista 2020 condiviso - AbruzzoNaturista

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Progetto fotografico “Spiaggia Viva”

Progetto fotografico “Spiaggia Viva”

Progetto fotografico “Spiaggia Viva”

Con grande piacere l’Associazione Naturista Abruzzese lancia una nuova iniziativa che ci accompagnerà per il mese di agosto.

Prende il via il prossimo fine settimana il progetto fotografico:

“SPIAGGIA VIVA” IL NATURISMO FATTO DI PERSONE”

L’idea nasce proprio grazie alle piacevoli e gradite giornate trascorse in spiaggia; abbiamo cominciato con la pulizia che ha aperto la stagione 2020; ci siamo dedicati e tutt’ora continua l’impegno della sensibilizzazione e responsabilizzazione dei fruitori verso l’obiettivo comune della tutela della salute.

Quale modo migliore per l’Associazione Naturista Abruzzese per interagire con gli ospiti coinvolgendoli attraverso un click?

Un’azione semplice che crea un legame fra noi soci e non soci, una modalità pratica che ci permetterà di rendere più significativa la relazione reciproca.

Al contempo produrremo un prezioso materiale utilizzabile per la promozione della pratica naturista nelle sedi che riterremo adeguate alla tematica.

 I singoli scatti evidenzieranno un aspetto singolare della persona e della sua modalità di rapportarsi con gli altri mettendo in primo piano la dimensione umana, emotiva e di benessere.

Con l’augurio che la nuova attività venga colta nella sua piena vivacità e dinamicità che ci contraddistingue e abbia quindi un positivo riscontro, vi salutiamo e vi aspettiamo in spiaggia.

Di seguito il volantino di presentazione.

Progetto spiaggia viva Fronte
Progetto spiaggia viva Retro
Bandiere Lido Punta Le Morge
NudesGo 2018

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Invito alla lettura | Nudismo, nudità e naturismo nella Storia | 3

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Terza parte – Dall’epoca vittoriana ai giorni nostri

Le epoche scorrono lungo la nostra digressione storica accompagnandoci a scoprire il nudismo e la corporeità nei secoli.

Terminiamo il nostro appuntamento con la storia e con questa rubrica con gli ultimi due secoli che ci separano dal presente. Partiamo da una delle epoche più buie per il corpo e la corporeità, l’epoca vittoriana, per arrivare agli anni 2000.

Buona lettura!

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L’epoca vittoriana

In epoca vittoriana, la vergogna per il corpo e la nudità furono tali che le donne iniziarono a coprirsi tutte le parti del corpo che potevano essere viste, ad eccezione dei volti. L’ordinario abito da donna consisteva in diversi strati di sottogonne che avevano l’obiettivo di impedire di mostrare anche solo il contorno della figura.

I vestiti si estendevano dal collo alla punta dei piedi e gli scialli erano indossati per impedire persino di intravedere il contorno delle spalle. Cappelli e cappucci di pizzo coprivano la testa e la nuca.
Anche in occasione di cene di gala o feste, le donne indossavano guanti con o senza dita per evitare che le mani potessero provocare sentimenti di lussuria.

Gli uomini indossavano pantaloni larghi e il galateo richiedeva, nelle occasioni formali, camicia, gilet e cappotto. Questi spesso erano  realizzati a più strati sopra il resto dei vestiti.
Anche i cappelli erano molto in voga, poiché era ritenuto vergognoso tenere la testa scoperta.

La nudità era percepita come immorale e offensiva e persino i costumi da bagno dovevano coprire uomini e donne dalla testa ai piedi.
Le donne, sebbene completamente coperte, non dovevano essere viste in pubblico in costume da bagno.
All’epoca le spiagge furono separate per genere e furono utilizzate le cosiddette “macchine da bagno”.

Queste erano strutture di legno, coperte di tela e dotate di ruote, che venivano portate fin dentro il mare e consentivano alle donne di godersi il bagno.

Queste accedevano all’interno delleEpoca vittoriana macchine, si sfilavano i loro abiti da strada e indossavano i costumi da bagno; a quel punto la macchina veniva trasportata in acqua, alcuni metri oltre la riva. A quel punto le donne potevano uscire da questa sorta di cabina da spiaggia mobile attraverso alcuni gradini ed erano finalmente in grado di fare il bagno, coperte alla vista della spiaggia dalla macchina stessa. Quando erano pronte a tornare a riva, utilizzando una bandierina di segnalazione, comunicavano agli addetti il messaggio e la richiesta di poter rientrare sulla terraferma. A quel punto entraravano nella macchina che di nuovo veniva sollevata e riportata a riva.

Anche il linguaggio di tutti i giorni fu adattato per soddisfare gli standard culturali vittoriani. La parola “seno” e “petto” non erano consentite, e un petto di pollo veniva semplicemente chiamato “carne bianca”.

Anche l’arte in quegli anni soffrì. Le opere di Shakespeare furono riscritte e sostituite all’originale da un suo alter ego vittoriano. Tutti i riferimenti al corpo o alla sessualità vennero rimossi. I dipinti contenenti nudi furono proibiti, a meno che non rappresentassero cherubini innocenti. Le statue di epoca greca e romana che ritraevano e celebravano con gioia il corpo umano furono modificate con foglie di fico, con un telo o addirittura mutilate.

Probabilmente il trattamento peggiore dell’epoca fu riservato alle varie culture native, abitanti in luoghi remoti, ad opera di missionari e coloni della Gran Bretagna. Senza nessun riguardo per le diverse culture, abitudini e tradizioni dei popoli africani e indiani, gli inglesi dell’era vittoriana insistettero che i nativi si conformassero alle loro richieste e indossassero abiti simili ai loro.
Non solo forzarono le loro scelte di abbigliamento su questi popoli orgogliosi, ma li punirono in caso di mancato rispetto delle loro linee guida. I nativi furono indotti alla vergogna e all’imbarazzo quando apparivano in abiti tribali o nudi.

Alcuni popoli tribali, non abituati ad utilizzare l’abbigliamento, non avevano idea di come ripararli e pertanto spesso li indossavano a brandelli e strappati.
Allo stesso modo questi non avevano alcuna capacità di produrne di nuovi e quindi continuavano a indossare gli stessi fino al completo dissolvimento del tessuto; iniziarono a non fare più il bagno per paura di danneggiare i vestiti e quindi cominciarono a presentarsi rilevanti problemi di igiene e di parassiti. In questo modo, proprio come gli europei, iniziarono a ammalarsi e a morire.

Malattie e morte dilagarono nell’Inghilterra vittoriana, e poi nelle zone dell’Africa e dell’India occupate dagli inglesi.

Come dopo qualsiasi cambiamento culturale, ci fu una forte reazione negativa all’istillazione della vergogna del proprio corpo. Thomas Carlyle, uomo istruito e sostenitore del nudismo, scrisse una tesi di laurea nella quale sfidava a ribellarsi alle norme dell’epoca. Questa dissertazione sollevò la discussione sull’argomento sia in ambito religioso che di morale pubblica.
Carlyle teorizzò che le persone sarebbero state più sane e felici se avessero abbandonato i vestiti e le abitudini vittoriane. Benjamin Franklin, in occasione di una visita ufficiale dall’America, scrisse a proposito dei benefici di salute apportati dal bagno d’aria e d’acqua. Lo stesso è stato spesso visto nuotare nudo nel Tamigi. In Svizzera, molti noti medici che stavano curando l’epidemia di tubercolosi che attanagliava l’Inghilterra e l’Europa scrissero a proposito dei benefici della luce solare e dell’aria sul corpo nudo.

Le teorie vittoriane cominciavano a mostrare evidenti crepe e la fine dell’epoca avanzava a grandi passi.

“Two Nude Victorian Women at the Baths” 1851 – Daniel Hagerman

1900. Nudismo e naturismo

Riposo estivo di Theo van Rysselberghe - 1922

Con l’inizio del ventesimo secolo il nudismo divenne via via più accettabile in Europa e in America. Cominciò a farsi strada e a diffondersi un movimento chiamato “naturismo”.

Il regno della regina Vittoria era finito e la società era stanca di essere costretta a indossare un abbigliamento fatto da strati e strati di tessuto. Sebbene la Francia avesse già  da tempo abbandonato lo stile vittoriano e in Svizzera stesse guadagnando consensi la pratica del nudismo salutare, il movimento naturista ebbe i suoi natali in Germania verso la fine del secolo precedente.
Jean Baptiste Luc Planchon, un belga che aveva vissuto a lungo in Francia, per primo usò la parola “naturismo”.
Jean Baptiste coniò la frase per definire un metodo per migliorare sia la qualità di vita che la salute.

Gli americani tuttora sono soliti usare le parole nudismo e naturismo in maniera intercambiabile, mentre in Europa i significati sono profondamente diversificati.

Il movimento naturista nella sua accezione originaria e purista non riguardava solo la nudità. Era uno stile di vita e una filosofia che in generale includeva il rispetto per la Terra, l’elogio della vita nella natura, l’alimentazione sana, l’astinenza da alcool e tabacco e una serie di esercizi quotidiani per il corpo e per la mente.

Oggi il termine “naturismo” conserva quasi completamente inalterati gli ideali originali del movimento, ma si è arricchito di concetti quali l’inclusione sociale, di genere, di preferenze sessuali e in generale dell’accettazione dell’altro. È usato per promuovere l’uguaglianza e rispetto per l’ambiente. Tuttavia, nudismo e naturismo possono significare cose diverse per persone diverse e, benchè la federazione Naturista Internazionale abbia deliberato una definizione ufficiale, questa non è universalmente riconosciuta.

“Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente”
International Naturist Federation

INF-FNI

Il naturismo nel secondo dopoguerra

Nel secondo dopoguerra il naturismo riprese vigore. I territori dove vide il suo maggior sviluppo fu la Germania, la Francia e successivamente la Jugoslavia.

La Germania, dopo le disgrazie della guerra, fu la prima ad assistere ad una rinascita del nudismo e del naturismo. In un Paese così bombardato e distrutto la gente desiderava ardentemente tornare verso il pacifismo e promuovere nuovamente l’unione con la natura.

Con la Germania divisa in due Stati, il nudismo veniva praticato su entrambi i lati del muro di Berlino, anche se un po ‘diversamente. A Berlino Est e nella Germania orientale, alla gente era permesso praticare il nudismo, ma solo nelle spiaggie libere e nei aree riservate al nudismo.
I club e le associazioni che i naturisti avevano creato prima della guerra furono banditi dal governo della Germania dell’Est per timore che potessero diventare occasioni di sedizione e sovversività.

Naturismo nel XX secolo

La Germania occidentale non aveva invece queste restrizioni e a tutti fu permesso di tornare a divertirsi in spiagge, parchi e club. Nel frattempo cominciarono a giungere visitatori da altri Paesi, che avevano la possibilità di provare il nudismo e il naturismo; in tal modo l’idea iniziò a crescere e diffondersi nuovamente in Europa.

Anche alcuni Paesi del Mediterraneo, desiderosi di attirare i turisti tedeschi abbracciarono l’idea di riservare aree a questa pratica.

In Francia, spiagge per nudisti e resort iniziarono a diffondersi sempre più e in breve i francesi divennero i maggiori frequentatori di aree nudiste al di fuori della Germania.

In effetti i francesi, proprio come i tedeschi, nel tentativo di sbarazzarsi dell’orrore della guerra, furono pronti a riaprire le loro spiagge e i loro campeggi naturisti.

A differenza della Germania, la Francia non soffrì restrizioni dopo la guerra e così i loro club e le organizzazioni naturiste crebbero senza restrizioni e con vigore.

Nel 1944, Albert e Christine Lecocq, due membri molto attivi di diversi club naturisti, ebbero forti disaccordi con i proprietari di molte strutture commerciali naturiste a proposito di quali fossero i principi di base del movimento. In seguito alla rottura, fondarono una propria istituzione con il compito di incentivare il naturismo chiamato “Club du Soleil”. In breve questo divenne il club naturista più popolare in Europa.

Durante il periodo 1944-1946, aprirono oltre 84 club in diverse città europee. Dal 1944 al 1975 furono determinanti per la promozione del movimento nudista in Francia e in Europa.

Naturismo nel XX secolo

Il loro lavoro incluse anche la fondazione di una rivista dedicata al naturismo e la nascita della FFN, la Federazione Naturista Francese.

Questo impulso portò alla nascita della Federazione Naturista Internazionale, INF-FNI.

Inoltre collaborarono all’apertura del più grande centro turistico naturista del mondo e riuscirono a veder riconosciuto che la FFN e la INF-FNI fossero riconosciute come movimento giovanile e turistico ufficiale.

Alla fine del secolo, la Francia aveva oltre 200 club naturisti, 100 centri vacanze, molte spiagge per nudisti, ufficiali e non. Il nudismo in Francia è tuttora uno dei movimenti più popolari ed incentivato anche dal Ministero del Turismo francese.

naturismo secondo dopoguerra

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Uno sguardo all’Italia

SPIAGGIA NUDISTI A LIDO DI DANTE.

L’Italia non ha mai rivestito un ruolo di primo piano nel nudismo e nel naturismo. Fino al secondo dopoguerra si trattò di un fenomeno praticamente sconosciuto, anche a causa di una morale pubblica particolarmente repressiva nei confronti della corporeità e della sua erronea confusione con la sessualità.

In Italia le prime notizie di attività naturista si possono rilevare, secondo le testimonianze di Bruno Zuculin (console italiano in Brasile nella prima metà del Novecento), dagli anni cinquanta sull’Isola di Ponza e sulle spiagge di Focene, in provincia di Roma. Si trattava di un fenomeno nascosto e condannato, di pochi iniziati, per lo più iscritti alle associazioni estere o alla Federazione Naturista Internazionale.

Solo nel 1964 nasce l’Unione naturisti italiani (U.N.I.) e nel 1966 l’Associazione Naturista Italiana (A.N.ITA.), a cui seguono nel 1972 la Federazione Naturista Italiana (FENAIT).

Negli anni successivi il naturismo comincia a crescere esclusivamente in alcuni campi privati, nelle prime esperienze commerciali, soprattutto in Piemonte e in Romagna. Anche la zona del Friuli Venezia Giulia, grazie alla vicinanza geografica e culturale con la Jugoslavia, sperimenta le prime timide spiagge naturiste.

Nel frattempo la morale pubblica comincia a divenire più permissiva e solo negli anni ’80 il topless in spiaggia viene dichiarato legale, ma per sdoganare anche il nudo bisognerà attendere fino al 2000 quando la Corte di Cassazione con le sentenze n. 3557/2000 e 1765/2000 depenalizza di fatto il nudismo, sebbene limitandolo a luoghi e circostanze specifiche. Tuttavia la strada era aperta e da quella data le condanne per la pratica del naturismo sono praticamente scomparse.

Proprio da quel momento è iniziato lo sviluppo del movimento attraverso la creazione di spiagge dedicate e alcune strutture commerciali in grado di accogliere i sempre più turisti appassionati di naturismo.

C’è comunque da ribadire che nonostante la sostanziale accettazione sociale del fenomeno, ancor’oggi in Italia, benchè si stimi che i praticanti naturisti e nudisti siano circa 500.000, non esiste una legge che regolamenti il fenomeno; a partire dagli anni ’90 praticamente ogni legislatura ha visto depositate delle proposte di legge per regolamentarlo, ma le stesse, a causa di disinteresse o aperta ostilità di alcune forze politiche, civili o religiose, non sono state approvate.

L’Italia ancora aspetta.

Neo-nudismo e neo-naturismo nel XXI secolo

L’orizzonte sembra più sgombro di nubi negli ultimi decenni, anche se non mancano occasioni di riflessioni sulle emergenti criticità. L’Europa e l’America sembrano tutto sommato più a loro agio con la nudità, grazie anche ai media che l’hanno in gran parte accettata. Non è raro assistere, ad esempio, a gruppi di anziani, casalinghe o vigili del fuoco che vendono i loro calendari di nudo per finanziare le raccolte fondi a scopi benefici.
Le maggiori opportunità di viaggio e di appuntamenti a tema naturista, offerti anche da agenzie turistiche e di viaggio rendono più facile che mai incontrare persone con la stessa passione e concedono possibilità di condivisione che fino a qualche decennio fa potevamo solo sognare.

Grazie a Internet, i gruppi e le associazioni naturiste possono facilmente raggiungere molte più persone, comunicare ed educare correttamente a proposito del loro stile di vita sano, ed evitare che lo stesso venga confuso con i preconcetti che per decenni hanno accompagnato la nudità.

nude yogaCorsi di ginnastica e yoga, lezioni di pilates e serate alla spa si sono diffusi in entrambi i continenti e godono di crescente popolarità. Ancora resistono alcuni rustici campi nudisti, ma è molto più facile cercare e trovare resort di lusso riservati a nudisti.

Per finire sembra che, almeno in Europa e in America, la gente sia più a proprio agio con la nudità sociale o perlomeno è disposta ad accettare che altri la pratichino. Il timore che tali comportamenti fossero all’origine di “peccato” inteso in senso religioso e di depravazione è stato in realtà sostituito dall’angoscia e dalla preoccupazione per come si appare, per l’aspetto e per i propri difetti fisici. Certo, tale deriva non rappresenta una soluzione al precedente fraintendimento e sposta il problema dal pubblico al privato, senza cancellarlo. E’ da rilevare come tale forma di inquietudine colpisca principalmente i giovani e le donne e questo spiega il problema a cui si faceva riferimento in apertura di capitolo, cioè alla tendenza all’innalzamento dell’età media dei naturisti, complice anche il generale invecchiamento della popolazione di questi continenti.

In conclusione, abbiamo ancora molta strada da fare prima di godere della piena libertà del corpo e della nudità, ma è anche giusto riconoscere che tanta ne è stata percorsa.

Spiaggia naturista moderna

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Seconda parte – Dall’oriente a Napoleone

Continuiamo la nostra carrelata nelle ere e nei luoghi della storia analizzando il loro rapporto con il nudismo e la corporeità. Questa settimana partiremo dall’Asia per poi spostarci in Europa e America, fino all’avvio dell’epoca vittoriana.

Buona lettura!

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L’estremo oriente

A differenza dell’India, della Grecia e di Roma, l’Asia orientale aveva visioni completamente diverse sulla nudità e sulla pratica della nudità sociale. Fino a tempi molto recenti, i giapponesi partecipato abitualmente ai bagni comuni in nudità e alcune aree rurali più piccole questa tradizione viene praticata ancor’oggi.

Se l’antica arte giapponese non raffigurava direttamente la nudità, ciò non è motivato dalla considerazione della nudità come qualcosa paragonabile alla concezione occidentale di peccato.
Il bagno in comune da parte dei giapponesi, iniziò come rito di purificazione shintoista, per poi divenire tradizione e norma igienica e culturale. Inoltre, il Giappone possiede numerose sorgenti termali che hanno naturalmente condotto alla fruizione di queste fonti di piacere e rilassamento in famiglia e in comunità. Tali pratiche sono sempre state ben viste dalle varie religioni locali per oltre duemila anni.

I popoli che abitavano il terrotorio della Cina avevano invece opinioni completamente diverse sulla nudità. La classe superiore regnante percepiva nella nudità essere qualcosa che solo i contadini avrebbero dovuto e potuto praticare. La loro arte non rifletteva la nudità perché loro credeva che fosse altamente immorale. La visione cinese sulla nudità come peccato si estendeva fino a considerare i dipinti dei santi cristiani come immorali perché sono stati raffigurati in libertà o in abiti fluenti.

La tipica donna cinese della classe superiore non poteva nemmeno spogliarsi davanti al suo dottore. Questa, in tali occasioni, era solita portare con se una minuscola statua di alabastro o di avorio e  la utilizzava per indicare l’area del corpo che le stava causando un problema.

Asian nude painting

La nudità nel Medioevo

Medioevo

Dopo la cancellazione delle tradizioni olimpiche e la caduta dell’Impero romano, la riforma cristiana si diffuse in tutta Europa e la nudità divenne un vero e proprio peccato. Era questo il periodo  noto come “Medioevo”, che tuttavia non era definito da un’unica visione della nudità, ma piuttosto in maniera diverso nei vari Paesi e con il passare del tempo. Con il termine Medioevo normalmente si abbraccia un periodo di tempo molto lungo, abitualmente e convenzionalmente stabilito dal 476 d.c. (caduta dell’Impero romano d’Occidente) alla scoperta dell’America del 1492.

All’inizio del Medioevo, la società era dominata dalle gerarchie ecclesiastiche cristiane, caratterizzate da idee restrittive nei confronti del corpo nudo, delle donne e della sessualità. A lungo gli artisti provarono a spiegare che la nudità non aveva nulla a che fare con l’erotismo o la sessualità, ma con poco successo; anzi gli strascichi di quelle opinioni sono rimasti attaccati alle menti ancora oggi.

Attorno all’anno 1000, gli atteggiamenti nei confronti della nudità divennero gradualmente più aperti. Si avvicinava il periodo del Rinascimento, dei trovatori, della cavalleria e di una maggiore considerazione delle donne nelle opere d’arte. Proprio dall’arte iniziò la rivalsa del corpo. Statue che rappresentavano figure nude non si limitavano ai temi religiosi, ma iniziarono a celebrare la forma umana al naturale. Sembra esserci stata una certa correlazione diretta tra il movimento artistico che divenne via via più fiorente e la libertà di espressione del proprio corpo vissuta da coloro che vivono in questa epoca.

La nudità sociale e/o pubblica concessa non era certamente paragonabile a quella sperimentata in epoca greco-romana, tuttavia, il corpo umano non era più qualcosa di cui vergognarsi. Questi atteggiamenti e sentimenti hanno prevalso fino al XVI secolo e all’ascesa di Calvino e Lutero.

Gli anni della riforma

Giovanni Calvino (1509-1564) era un francese che fondò la Chiesa presbiteriana. Indignato da quella che considerava la ricchezza e la pomposità della Chiesa cattolica, nonché da una visione morale in declino ad opera dei capi della Chiesa, iniziò a protestare a gran voce.

Le sue azioni misero presto a rischio la sua vita e questo lo consiglio di riparare in Svizzera dove iniziò gli insegnamenti che presto lo avrebbero portato alla fondazione della chiesa presbiteriana. Calvino divenne noto anche come il fondatore dell’etica puritana.

Martin Lutero (1483-1546), era invece un monaco tedesco, padre della Riforma. Nel 1517, dopo aver deciso come Calvino, che la Chiesa cattolica stava abusando della sua autorità e perdendo terreno morale, ruppe i rapporti con il papato per fondare la chiesa luterana protestante.

Lutero usò la sua autorità per portare ai suoi seguaci una visione fondamentalista della religione.

Con l’ascesa del dominio protestante sono emerse interpretazioni della Bibbia che ha nno fortemente enfatizzato il concetto di peccato degli uomini e sottolineato il corpo umano come debole e lussurioso.

I puritani si rifiutavano persino di fare il bagno perché credevano che la nudità fosse un atto di depravazione. Ai fedeli puritani veniva consigliato di fare il bagno lavando solo ciò che si poteva vedere, pertanto solo le mani, il viso, il collo e le braccia.

gorgiera

In quegli anni, le arti come la poesia, la drammaturgia e la prosa furono considerate uno spreco di tempo e un peccato. Ancora una volta, veniva ribadita una correlazione tra l’abbigliamento dell’epoca e le arti.

L’abbigliamento del tempo poteva riflettere sentimenti di peccato e lussuria. Pertanto gli indumenti erano generalmente realizzati con tessuti e tinture di colori scuri, molto rigidi e non aderenti. Le donne erano coperte da indumenti compressi al seno e stretti in vita. Uomini e donne nobili indossavano gorgiere e colletti così alti e rigidi che a stento riuscivano a girare la testa.

Riforma

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La nudità sociale nell’America del 1600

america

L’influenza della Riforma e della Controriforma finirono inevitabilmente per essere esportate nel “Nuovo Mondo”, successivamente alla sua colonizzazione. I concetti di peccato e la lussuria in relazione al corpo umano misero le radici anche nei primi insediamenti dell’America.

Nel 1620, i pellegrini viaggiarono sul Mayflower verso il nord del continente. Questi pellegrini erano anche puritani e portavano con sé l’abitudine di vestirsi dalla testa ai piedi, compreso il rifiuto di fare il bagno. Queste idee divennero ancora più estremiste nella nuova terra di quanto lo fossero nella maggior parte dell’Europa.

La vergogna per il corpo e i sensi di colpa nell’essere nudi pervasero tutta l’America. In
Europa, tali sentimenti verso la nudità e il peccato erano principalmente limitati alla classe media. Gli aristocratici e le classi inferiori erano entrambe inclini a prendersi ampie libertà nei confronti delle dure teorie religiose.

Nel momento in cui l’America  entrò decisa nell’era del puritanesimo e della caccia alle streghe, in Europa ebbe inizio l’epoca napoleonica.

L’età Napoleonica e il rinascimento

Con l’ascesa di Napoleone e della sua imperatrice-consorte Giuseppina, i popoli europei cominciarono a scrollarsi di dosso l’idea della nudità come un peccato e fonte di lussuria.

Le signore iniziarono a mostrare spalle, braccia e petto negli abiti da sera e ai ricevimenti.

Lo stile dell’abbigliamento muta abbandonando gli abiti stringati e chiusi e spostandosi verso uno stile neoclassico più diafano e libero. Le donne ricominciarono a indossare abiti ampi e fluenti.

Venere dormiente o Venere di Dresda, Giorgione 1507–10

Venere dormiente o Venere di Dresda, Giorgione 1507–10

La nudità riapparve nel mondo dell’arte, anche grazie ad artisti come Goya, chiamato da Napoleone per realizzare statue e dipinti. Una maggiore accettazione del corpo fu riabilitata come condotta ammessa.

Nel ‘500 si impone un modello iconografico antico: il nudo -soprattutto femminile-disteso, all’interno di un ambiente o immerso nella natura, che giungerà anche all’arte moderna. -Modigliani in Nudo sdraiato a braccia aperte del 1917, ad esempio-, anche se perderà la connotazione mitologica.

Nel Seicento la rappresentazione del nudo rimane ancora legata alle divinità e alle scene mitologiche.

Bacco e Arianna Guidi Reni, 1619–21

Bacco e Arianna Guidi Reni, 1619–21

Un esempio ne è l’opera di guido Reni “Bacco e Arianna”, in cui quest’ultima, ancora malinconica per essere stata abbandonata, tende tuttavia la mano a Bacco che, secondo alcune versioni, la sposò.

Lo stile muta, rimane forte l’influenza delle opere sacre, accompagnate spesso però anche dalle influenze del periodo classico pre-cristiano.

Infine, nella seconda metà del ‘700, il secolo dei Lumi e in Francia, il nudo inizia a svincolarsi dal mito e comincia a essere fino a se stesso, alla bellezza o alla visione dell’uomo da parte dell’artista.

François Boucher, Odalisca bruna, 1745

François Boucher, Odalisca bruna, 1745

Tutto questo durò in Europa fino alla nascita della regina Vittoria e all’avvio dell’era Vittoriana.

Dal 1837 al 1901, la regina Vittoria e il principe Alberto regnarono sull’Inghilterra e tutto mutò di nuovo!

Venere vincitrice

Paolina Bonaparte – Antonio Canova (1808)

Psiche e amore

…continua…

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