Invito alla lettura | Nudismo, nudità e naturismo nella Storia | 2

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Seconda parte – Dall’oriente a Napoleone

Continuiamo la nostra carrelata nelle ere e nei luoghi della storia analizzando il loro rapporto con il nudismo e la corporeità. Questa settimana partiremo dall’Asia per poi spostarci in Europa e America, fino all’avvio dell’epoca vittoriana.

Buona lettura!

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L’estremo oriente

A differenza dell’India, della Grecia e di Roma, l’Asia orientale aveva visioni completamente diverse sulla nudità e sulla pratica della nudità sociale. Fino a tempi molto recenti, i giapponesi partecipato abitualmente ai bagni comuni in nudità e alcune aree rurali più piccole questa tradizione viene praticata ancor’oggi.

Se l’antica arte giapponese non raffigurava direttamente la nudità, ciò non è motivato dalla considerazione della nudità come qualcosa paragonabile alla concezione occidentale di peccato.
Il bagno in comune da parte dei giapponesi, iniziò come rito di purificazione shintoista, per poi divenire tradizione e norma igienica e culturale. Inoltre, il Giappone possiede numerose sorgenti termali che hanno naturalmente condotto alla fruizione di queste fonti di piacere e rilassamento in famiglia e in comunità. Tali pratiche sono sempre state ben viste dalle varie religioni locali per oltre duemila anni.

I popoli che abitavano il terrotorio della Cina avevano invece opinioni completamente diverse sulla nudità. La classe superiore regnante percepiva nella nudità essere qualcosa che solo i contadini avrebbero dovuto e potuto praticare. La loro arte non rifletteva la nudità perché loro credeva che fosse altamente immorale. La visione cinese sulla nudità come peccato si estendeva fino a considerare i dipinti dei santi cristiani come immorali perché sono stati raffigurati in libertà o in abiti fluenti.

La tipica donna cinese della classe superiore non poteva nemmeno spogliarsi davanti al suo dottore. Questa, in tali occasioni, era solita portare con se una minuscola statua di alabastro o di avorio e  la utilizzava per indicare l’area del corpo che le stava causando un problema.

Asian nude painting

La nudità nel Medioevo

Medioevo

Dopo la cancellazione delle tradizioni olimpiche e la caduta dell’Impero romano, la riforma cristiana si diffuse in tutta Europa e la nudità divenne un vero e proprio peccato. Era questo il periodo  noto come “Medioevo”, che tuttavia non era definito da un’unica visione della nudità, ma piuttosto in maniera diverso nei vari Paesi e con il passare del tempo. Con il termine Medioevo normalmente si abbraccia un periodo di tempo molto lungo, abitualmente e convenzionalmente stabilito dal 476 d.c. (caduta dell’Impero romano d’Occidente) alla scoperta dell’America del 1492.

All’inizio del Medioevo, la società era dominata dalle gerarchie ecclesiastiche cristiane, caratterizzate da idee restrittive nei confronti del corpo nudo, delle donne e della sessualità. A lungo gli artisti provarono a spiegare che la nudità non aveva nulla a che fare con l’erotismo o la sessualità, ma con poco successo; anzi gli strascichi di quelle opinioni sono rimasti attaccati alle menti ancora oggi.

Attorno all’anno 1000, gli atteggiamenti nei confronti della nudità divennero gradualmente più aperti. Si avvicinava il periodo del Rinascimento, dei trovatori, della cavalleria e di una maggiore considerazione delle donne nelle opere d’arte. Proprio dall’arte iniziò la rivalsa del corpo. Statue che rappresentavano figure nude non si limitavano ai temi religiosi, ma iniziarono a celebrare la forma umana al naturale. Sembra esserci stata una certa correlazione diretta tra il movimento artistico che divenne via via più fiorente e la libertà di espressione del proprio corpo vissuta da coloro che vivono in questa epoca.

La nudità sociale e/o pubblica concessa non era certamente paragonabile a quella sperimentata in epoca greco-romana, tuttavia, il corpo umano non era più qualcosa di cui vergognarsi. Questi atteggiamenti e sentimenti hanno prevalso fino al XVI secolo e all’ascesa di Calvino e Lutero.

Gli anni della riforma

Giovanni Calvino (1509-1564) era un francese che fondò la Chiesa presbiteriana. Indignato da quella che considerava la ricchezza e la pomposità della Chiesa cattolica, nonché da una visione morale in declino ad opera dei capi della Chiesa, iniziò a protestare a gran voce.

Le sue azioni misero presto a rischio la sua vita e questo lo consiglio di riparare in Svizzera dove iniziò gli insegnamenti che presto lo avrebbero portato alla fondazione della chiesa presbiteriana. Calvino divenne noto anche come il fondatore dell’etica puritana.

Martin Lutero (1483-1546), era invece un monaco tedesco, padre della Riforma. Nel 1517, dopo aver deciso come Calvino, che la Chiesa cattolica stava abusando della sua autorità e perdendo terreno morale, ruppe i rapporti con il papato per fondare la chiesa luterana protestante.

Lutero usò la sua autorità per portare ai suoi seguaci una visione fondamentalista della religione.

Con l’ascesa del dominio protestante sono emerse interpretazioni della Bibbia che ha nno fortemente enfatizzato il concetto di peccato degli uomini e sottolineato il corpo umano come debole e lussurioso.

I puritani si rifiutavano persino di fare il bagno perché credevano che la nudità fosse un atto di depravazione. Ai fedeli puritani veniva consigliato di fare il bagno lavando solo ciò che si poteva vedere, pertanto solo le mani, il viso, il collo e le braccia.

gorgiera

In quegli anni, le arti come la poesia, la drammaturgia e la prosa furono considerate uno spreco di tempo e un peccato. Ancora una volta, veniva ribadita una correlazione tra l’abbigliamento dell’epoca e le arti.

L’abbigliamento del tempo poteva riflettere sentimenti di peccato e lussuria. Pertanto gli indumenti erano generalmente realizzati con tessuti e tinture di colori scuri, molto rigidi e non aderenti. Le donne erano coperte da indumenti compressi al seno e stretti in vita. Uomini e donne nobili indossavano gorgiere e colletti così alti e rigidi che a stento riuscivano a girare la testa.

Riforma

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La nudità sociale nell’America del 1600

america

L’influenza della Riforma e della Controriforma finirono inevitabilmente per essere esportate nel “Nuovo Mondo”, successivamente alla sua colonizzazione. I concetti di peccato e la lussuria in relazione al corpo umano misero le radici anche nei primi insediamenti dell’America.

Nel 1620, i pellegrini viaggiarono sul Mayflower verso il nord del continente. Questi pellegrini erano anche puritani e portavano con sé l’abitudine di vestirsi dalla testa ai piedi, compreso il rifiuto di fare il bagno. Queste idee divennero ancora più estremiste nella nuova terra di quanto lo fossero nella maggior parte dell’Europa.

La vergogna per il corpo e i sensi di colpa nell’essere nudi pervasero tutta l’America. In
Europa, tali sentimenti verso la nudità e il peccato erano principalmente limitati alla classe media. Gli aristocratici e le classi inferiori erano entrambe inclini a prendersi ampie libertà nei confronti delle dure teorie religiose.

Nel momento in cui l’America  entrò decisa nell’era del puritanesimo e della caccia alle streghe, in Europa ebbe inizio l’epoca napoleonica.

L’età Napoleonica e il rinascimento

Con l’ascesa di Napoleone e della sua imperatrice-consorte Giuseppina, i popoli europei cominciarono a scrollarsi di dosso l’idea della nudità come un peccato e fonte di lussuria.

Le signore iniziarono a mostrare spalle, braccia e petto negli abiti da sera e ai ricevimenti.

Lo stile dell’abbigliamento muta abbandonando gli abiti stringati e chiusi e spostandosi verso uno stile neoclassico più diafano e libero. Le donne ricominciarono a indossare abiti ampi e fluenti.

Venere dormiente o Venere di Dresda, Giorgione 1507–10

Venere dormiente o Venere di Dresda, Giorgione 1507–10

La nudità riapparve nel mondo dell’arte, anche grazie ad artisti come Goya, chiamato da Napoleone per realizzare statue e dipinti. Una maggiore accettazione del corpo fu riabilitata come condotta ammessa.

Nel ‘500 si impone un modello iconografico antico: il nudo -soprattutto femminile-disteso, all’interno di un ambiente o immerso nella natura, che giungerà anche all’arte moderna. -Modigliani in Nudo sdraiato a braccia aperte del 1917, ad esempio-, anche se perderà la connotazione mitologica.

Nel Seicento la rappresentazione del nudo rimane ancora legata alle divinità e alle scene mitologiche.

Bacco e Arianna Guidi Reni, 1619–21

Bacco e Arianna Guidi Reni, 1619–21

Un esempio ne è l’opera di guido Reni “Bacco e Arianna”, in cui quest’ultima, ancora malinconica per essere stata abbandonata, tende tuttavia la mano a Bacco che, secondo alcune versioni, la sposò.

Lo stile muta, rimane forte l’influenza delle opere sacre, accompagnate spesso però anche dalle influenze del periodo classico pre-cristiano.

Infine, nella seconda metà del ‘700, il secolo dei Lumi e in Francia, il nudo inizia a svincolarsi dal mito e comincia a essere fino a se stesso, alla bellezza o alla visione dell’uomo da parte dell’artista.

François Boucher, Odalisca bruna, 1745

François Boucher, Odalisca bruna, 1745

Tutto questo durò in Europa fino alla nascita della regina Vittoria e all’avvio dell’era Vittoriana.

Dal 1837 al 1901, la regina Vittoria e il principe Alberto regnarono sull’Inghilterra e tutto mutò di nuovo!

Venere vincitrice

Paolina Bonaparte – Antonio Canova (1808)

Psiche e amore

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Prima parte – Dalla bibbia all’India antica

Ci avviamo verso la conclusione della nostra rubrica. Vogliamo completarla con una serie di articoli “antologici” che ci permetteranno di ripercorrere la Storia degli ultimi 4000 anni.

Mentre il naturismo organizzato, come movimento, è considerevolmente giovane, la nudità sociale è vecchia quanto Adamo ed Eva.

In questa prima parte esploreremo il nudismo e la nudità nel corso delle età più antiche.

Leggi-Anab-logo

venere-di-willendorf

Le origini

Quando viene menzionata la parola “nudo” o nudità”, spesso il primo pensiero va ad Adamo ed Eva. Il libro biblico della Genesi afferma, alla fine del capitolo 2, nel versetto 25, che l’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non provavano vergogna.

Nel capitolo 3, dopo che Adamo ed Eva ebbero mangiato il frutto dell’albero proibito, diventarono consapevoli della loro nudità e si coprirono per la vergogna. Tuttavia leggendo questa storia, oggi, nel nostro contesto culturale, sociale e politico, non considereremmo Adamo ed Eva dei veri e propri “nudisti” sociali.

Nel mondo esistevano solo due persone. Pertanto, non esisteva una vera società, una cultura o un’arena politica in cui confrontarsi. Tuttavia, esistono oggi i “Cristiani Nudisti” che relativamente a questo passaggio della Bibbia, affermano che il vero peccato sia stato proprio che Adamo ed Eva si siano coperti. Secondo molti, Dio creò il corpo umano e costui non ha mai creato nulla di cattivo o brutto.

Inoltre, in tutta la Bibbia ci sono riferimenti alla nudità profetica, come Saul che giace nudo allo scopo di avere una visione o la nudità gioiosa, come quella del Re David che balla nudo per la gioia quando l’Arca dell’Alleanza arrivò a Gerusalemme.
Tuttavia, oggi, nessuna cultura nel suo insieme, pratica il nudismo liberamente e questo fa pensare che nel corso dei secoli molto sia cambiato nella valutazione delle parole della mitologia cristiana. La vera origine del “nudismo/nudità sociale” dovrebbero invece essere ricondotte all’antico Egitto, all’epoca Greca e all’Impero Romano.

Fu in quelle società che la nudità come aspetto culturale, sociale politica ebbe le proprie basi.

La nudità e la sua negazione ha svolto un ruolo importante nello sviluppo del Mondo e si è evoluta, attraversando climi politici e sociali, dalle origini in Grecia all’Inghilterra vittoriana, fino al periodo rinascimentale, in Europa come in America nel ventesimo e ventunesimo secolo.

Lady-Godiva

La nudità nell’Egitto antico

Egitto

Durante alcuni dei numerosi scavi archeologici eseguiti in Egitto furono scoperte tavolette che lasciano credere che il faraone Akhen-Aton (1385-1353 a.C.) e sua moglie Nefertiti, considerassero il Sole la vera fonte della vita. Quindi appare naturale che essi godessero della nudità e degli effetti del Sole sulla pelle come auspicabili sia per motivi fisici che spirituali.

Gli archeologi dell’epoca vittoriana che hanno scoperto le tavolette e le sculture murali sono stati sorpresi quando si sono resi conto che il faraone e sua moglie, insieme alla corte egizia, praticavano la nudità sociale non solo nelle piscine, ma anche nei giardini reali e nel palazzo.

Mentre gli antichi egizi abbracciavano serenamente la nudità, gli ebrei dell’epoca consideravano la nudità culturalmente imbarazzante. La maggior parte degli ebrei, quando venivano catturati durante guerre, battaglie o razzie, erano costretti a rimanere nudi e spesso venivano frustati sulle natiche. Quegli ebrei che combattevano nelle arene dei gladiatori spesso coprivano il loro glande allo scopo di nascondere il fatto che fossero circoncisi in quanto questo li identificava come appartenenti alla loro razza, fatto questo che li condannava alla pubblica derisione.

Gli imperi Greci e Romani

Secoli dopo il regno del faraone Akhen-Aton, la cultura greca iniziò un movimento culturale verso la vita olistica.

La cultura greca di quel tempo considerava il corpo umano esteticamente piacevole e un’opera d’arte vivente. In epoca ellenica, le rappresentazioni del corpo umano nudo non erano solo abituali, ma molto apprezzate. Il gradimento di tali rappresentazioni non era considerato dal cittadino greco come fonte di erotismo, ma piuttosto come una forma di arte e di apprezzamento per la natura, applicato all’uomo.
I Greci erano noti per il loro atletismo e l’attività sportiva che veniva prativata nei ginnasi (gymnasium), che letteralmente tradotto, significa “luogo per allenarsi nudi”.

Nella Roma e Grecia antica, la nudità pubblica era accettabile non solo nell’arena sportiva, ma anche nei famosi complessi termali pubblici. L’abbigliamento nei due Imperi era pratico e leggero e lo spogiarsi era semplice e veloce. Le vesti drappeggiate potevano essere rimosse semplicemente sciogliendo il nodo sulla spalla.

Gli stessi ginnasi non erano semplicemente luoghi per l’esercizio fisico, ma anche centri in cui venivano insegnate la musica, la filosofia e l’istruzione in generale.

Nel culto degli dei, greci e romani non cercavano solo di compiacere le loro divinità, ma anche di imitarli. E in tale sforzo facevano di tutto per sviluppare i loro corpi e le loro abilità al meglio delle loro capacità.
Le principali scuole di filosofia, musica e arte erano tutte ospitate nei ginnasi.

In tale ottica, la religione, come semplice credo, cominciò a declinare e ad essere sostituita dalla filosofia, in cui la nudità come movimento sociale, culturale e politico, rappresentava un aspetto non trascurabile. Socrate, ad esempio, sosteneva la nudità come una forma di onestà.

grecia

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La nudità e le olimpiadi

Olimpiadi antiche

Nei giochi olimpici la nudità ha sempre rappresentato una tradizione. Gli storici ritengono che i Giochi Olimpici abbiano avuto inizio intorno al 1100 a.C. come un evento celebrativo della pace tra i re delle varie città greche come Atene, Sparta, Olimpia, Pisatis, Delfi e Corinto .

Nel 776 a.C., i Giochi Olimpici erano ormai diventati un omaggio agli dei e alla mitologia greca. Gli storici affermano che gli Spartani siano stati i primi a togliersi le vesti durante gli allenamenti e la competizione.
Gli Spartani, nudi, vinsero la maggior parte dei giochi e degli eventi. Il resto della società greca lo notò e li imitarono prontamente. Gli spartani riuscirono a vincere perché non erano ostacolati e appesantiti dagli abiti.

La nudità  rimase una parte importante non solo dei Giochi olimpici, ma anche di vari altri eventi Panellenici. Si pensa che la nudità abbia dato agli atleti un vantaggio competitivo, e allo stesso tempo permetteva agli arbitri di assicurarsi che non ci fossero tentativi di truffe.

Prove, sotto forma di opere d’arte e statue come l’opera Milone di Crotone, esistono oggi e dimostrano che i Greci onoravano la nudità come anche l’atletismo. milone_crotone

Le Olimpiadi proseguirono in questo modo e la cultura greca e romana divenne ampiamente nota e considerata nel corso dei secoli.

Nel 393 d.C. l’imperatore romano Teodosio ritenne che i Giochi Olimpici fossero dei rituali pagani e li bandì. L’interruzione della tradizione ha portato gli atleti, i filosofi e i ginnasi stessi a essere trattati con disprezzo. Allo stesso modo i giochi dei gladiatori nelle arene, anche  essi combattuti in nudità, furono abbandonati.

L’opinione cristiana secondo la quale la nudità fosse un peccato divenne la norma e
cominciò a diffondersi in tutta Europa.

La nudità nell’India antica

Nello stesso momento in cui la Grecia e Roma stavano vivendo la loro libertà nell’abbigliamento allo scopo di celebrare la mente e il corpo, anche gli antichi e sacri indiani stavano sperimentando la “gymnos”, la nudità del corpo e dell’anima, vissuta attraverso numerose sette di ginnasti e filosofi nudi.

Alessandro Magno fu così colpito da questi uomini, che inviò il suo filosofo personale  in India per farlo incontrare con i pensatori locali e scambiare idee e teorie.

Più tardi Alessandro stesso si recò in India e incontrò questi filosofi e uomini sacri, e fu colpito allo stesso modo di come lo furono i filosofi greci che avevano viaggiato in questo Paese. Questo portò a numerosi scambi culturali tra i due universi di pensiero.

Vi erano un gran numero di sette ascetiche in India che vissero e praticarono i loro riti in nudità. Non viene mai riferito, ma lo stesso Buddha era un asceta che praticava in nudità prima che le sue idee si concretizzassero nel buddismo.

Si ritiene che Buddha e i suoi seguaci iniziarono a indossare abiti al solo scopo di distinguersi dalle altre sette presenti in India.
Ci sono ancora uomini sacri che praticano oggi la nudità in India, la maggior parte dei quali associati alla sacra setta dei giainisti, un’antica religione indiana che ebbe inizio intorno al 500 a.C.

A differenza dei greci e dei romani, tuttavia, i giainisti non praticavano la nudità come espressione di libertà e apprezzamento per il corpo umano, l’arte e la natura. Piuttosto, i giainisti praticavano la nudità come una forma di pietà rinunciando a tutti i loro beni terreni, vestiti inclusi.

È stato ritenuto da storici e studiosi che mentre i Greci si concentravano principalmente sull’enfasi, sulla bellezza, conoscenza e divertimento, i gymnosofisti dell’India praticassero la nudità come un metodo volto ad ottenere l’illuminazione spirituale e a divenire un tutt’uno con l’universo.

Il legame che sembra unire le due culture insieme era l’idea di pace che sia i Giochi Olimpici che le pratiche giainiste perseguivano.

Allo stesso modo in cui i cristiani repressero la nudità in Grecia e a Roma, in India le pratiche della Gymnos furono interrotte all’arrivo dei britannici e all’invasione del sub-continente dalla cultura sessuofobica anglosassone.

India

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Invito alla lettura | Infanzia e nudità: superare l’imbarazzo dell’adulto

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In collaborazione con benessere.com

Ancora un appuntamento con la rubrica ANAB “Invito alla lettura.

In questo fine settimana cambiamo leggermente la modalità di presentazione dell’iniziativa. Stavolta grazie ad un video pubblicato 3 anni fa ma ancora attualissimo avremo modo di discutere di un argomento che in palestre e piscine è divenuto argomento di dibattito e spesso anche di scontro: in tali occasioni si deve indossare biancheria e costume quando ci sono bambini o si può stare svestiti? L’imbarazzo deriva solo da un tabù sociale o è legato alla malizia dell’adulto? Ne parla la Dott.ssa Marianna Berizzi, psicologa e psicoterapeuta, con alcuni consigli ai genitori per affrontare il tema della nudità.
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Dott.ssa Marianna BerizziLogoBenessere
www.benessere.com

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Invito alla lettura – Nudismo & Sessualità

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Tra Sole e natura, libertà di essere se stessi

Come ogni venerdì, tornano la rubrica ANAB “Invito alla lettura.

Oggi approfondiremo un argomento sempre dibattuto e oggetto di serrate prese di posizione nel mondo naturista, il rapporto tra una delle componenti del naturismo, il nudismo, e la sessualità.

Per avviare la riflessione leggeremo un articolo scritto da Maurizio Murgia il 16 giugno 2019 sulla testata “laragnatelanews.itLeggi-Anab-logo

Maurizio Murgiaragnatelanews
www.laragnatelanews.it

abbraccio naturistaPer coloro che praticano naturismo la parola sessualità non va associata mai al fatto di essere nudi. Ci sono anche dei regolamenti comportamentali nei campeggi e siti naturisti (sopratutto all’estero), dove bisogna avere sempre un atteggiamento tale da non indurre gli altri a sentirsi a disagio.

Facile a dirsi, per chi  frequenta abitualmente tali ambiti, per gli altri, almeno inizialmente, a proprio agio è abbastanza difficile sentircisi, poi passa. La maggior parte delle persone che sono attratte da tale pratica, è più a disagio con il proprio corpo , rispetto a chi lo circonda. Questo, di fatto è una cosa che va nella giusta direzione, ma dovrebbe passare entro poco, se l’ambiente è sano. Accettarsi è più difficile che accettare il contesto che si sapeva come era.

La vita no-tessile è una filosofia, è un pensiero che può essere condiviso oppure no. Non deve essere soggetto a critiche e a facili allusioni, perché chi lo fa, ci crede e non lo vive con aspetti che vanno nella direzione della “sessualità”.

Chi pratica naturismo afferma che nella pratica dello stesso non c’è nient’altro che essere in pace con se stessi, con una grande sensazione di libertà. Non si è insomma attratte o incuriosite da chi circonda. Mi chiedo come sia possibile che non ci sia un minimo di curiosità.  Devo però ammettere che un certo modo di pensare è legato alle abitudini che abbiamo, del nostro vivere quotidiano. Come quando si va nei Centri Wellness no-tessili. i primi dieci minuti sono d’imbarazzo (ma mi ripeto per se stessi) poi passa e non ci si fa quasi più caso. Personalmente ammetto che se è presente qualcosa di bello da vedere, l’occhio allenato da anni di sbirciate, cade eccome su ciò che fa parte dei desideri di una vita, però effettivamente, la cosa finisce là. Sarà che ho superato i cinquanta. Forse a vent’anni avrei avuto qualche problema in più, a meno che non fossi cresciuto in un ambiente naturista.

coppia naturista in mare

Queste argomentazioni sono comunque trattate da chi non è naturista. Per chi non è abituato a vivere nella nudità, tale situazione è relegata a momenti particolari. Normalmente non si va nudi (che poi se usciamo dagli schemi imposti dal nostro costume, in spiaggia c’è poco più che un triangolo sulle parti intime e altrettanto per le donne sul seno). Il costume non è che è molto esteso. Da questo possono partire due riflessioni contro e pro naturismo. Proprio perché ciò che si copre è qualcosa che deve essere anche igienicamente protetto e anche non esposto ai raggi solari – che fanno pure male, che necessità c’è di scoprire il seno e ancor più i genitali?  Al contempo, proprio perché ciò che è coperto è una parte davvero piccola rispetto al corpo, sia il seno che altre zone intime non dovrebbero poi scandalizzarci tanto. Le abbiamo tutti e se riusciamo a scindere la parte attrattiva/sessuale, non c’è nulla di più che pochi centimetri di pelle…

La nostra società anche commerciale ci ha imposto di rendere ciò che abbiamo in natura, fonte di attrazione sessuale, per vendere vestiti, costumi e abbigliamento intimo e anche per ciò che è connesso al consumismo sessuale. Tutto ciò che è sexy non è altro dato da ciò che ci è stato trasmesso e inculcato nella mente. Nelle popolazioni indigene abituate ad andare nudi, la gente viveva normalmente stando uno in contatto all’altra, senza avere impulsi continui nei confronti del sesso. Insomma siamo diventati tutti più “maiali” perché si vive male il rapporto naturale con il proprio e altrui corpo. Il sesso è anche potere, è anche fonte di guadagno, è merce di scambio, tutto ciò ne ha oggettivizzato e reso ambito la conquista.

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coppia naturista al lago

Che poi anche attività legate al Naturismo possono smuovere tanti soldi

C’è chi sostiene che se ci fosse una cultura più libera e “scostumata” ci sarebbero anche meno  persone con tabù e/o insane morbosità rispetto al sesso. Questo potrebbe essere vissuto per quello che è: una cosa naturale e privata, non certo esposta pubblicamente. Generalmente i cosiddetti perbenisti davanti ai naturisti si scandalizzano portando la scusa che ci potrebbero essere dei bambini che vedono.

Ecco i bambini ci sono nei camping Naturisti e vivono la loro esperienza con naturalezza e senza la malizia di un adulto, tanto meno quella di un perbenista che, oltre tutto, è pure patologicamente perversa, (e spesso immagina chissà quali oscenità tra le persone nude). Per il bambino la nudità è cosa normale ed è scevra da qualsiasi idea peccaminosa.

Il movimento naturista è proprio contro tutto ciò. Libertà di essere e anche mostrarsi, non rinchiusi in schemi e allusioni, senza l’obbligo morale di stare o coprire ciò che può essere anche esposto senza malizia.

Perché quest’articolo?

Perché anche in Italia, come all’estero, il fenomeno Naturismo è in ascesa. Si stanno moltiplicando le richieste per spazi, villaggi, campeggi, residence, alberghi, spiagge e piscine, ma anche ristoranti, dove poter praticare il naturismo.

Dalle prime colonie di nudisti – rinchiusi in spazi piccoli – del secolo scorso, la voglia di stare nudi si è estesa con la rivoluzione sessuale degli anni settanta, quando aumentò la libertà. Essere nudi era comunque un tabù per la società, perché sempre legato all’idea del sesso. Nelle comunità naturiste il discorso sessuale, venne affrontato e anche forzatamente recluso, rinnegato. Il sesso è qualcosa di personale che non deve riguardare chi vive appieno il naturismo. Furono dettate delle regole, ancora valide e rispettate…

Vivere senza vestiti infatti, è solo uno degli aspetti della filosofia naturista, i cui principali elementi sono:

  • la riscoperta del valore del corpo
  • il culto del benessere psico-fisico
  • l’importanza dello sport e della regolare attività fisica
  • un’alimentazione sana ed equilibrata che predilige prodotti bio e si realizza (spesso) nella dieta vegana o vegetariana
  • la cura del corpo attraverso la medicina non convenzionale (omeopatia, fitoterapia, naturopatia)
  • una socialità basata sui concetti di comunione e condivisione
  • il rispetto per l’ambiente e per gli animali

Naturismo: in altre parole, “un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune,  allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente” ; così lo definisce l’INF – International Naturist Federation che, da più di 50 anni, riunisce sotto la sua egida tutte le principali associazioni internazionali. (A.N.ITA.=  Associazione Naturista Italiana è un’associazione di promozione sociale, apartitica e senza scopo di lucro, nata nel 1966).

Per tornare ai comportamenti tra naturisti, c’è un’etichetta da rispettare che riguarda il modo di porsi, le posizioni, le distanze, ma anche l’evitare di avere atteggiamenti poco consoni, ne stare troppo vicini in pubblico.

Rimane  del naturismo la  filosofia, difficile a comprendere ai più, ma forse più facile a praticare…..se…se ne sente l’esigenza o la curiosità.

cartello-naturismo-Torino-di-Sangro

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Invito alla lettura – 1 maggio 2020

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Secondo appuntamento con l’iniziativa “Invito alla lettura” dell’Associazione Naturista Abruzzese.
Per questa occasione abbiamo scelto un contributo diverso dal solito.

Leggeremo alcuni versi scritti da Maris Davis dal titolo “Alla mia danzatrice Nuda”.Leggi-Anab-logo

Maris Davis, nata a Freetown (Sierra Leone) da genitori nigeriani il 2 luglio 1974, ha affrontato una vita difficile sfociata in nove anni di schiavitù sessuale. Ora, finalmente libera, vive a Udine.

Il percorso di rinascita l’ha portata a collaborare con la Foundation for Africa come mediatrice culturale per aiutare ragazze nigeriane in difficoltà, pubblica arti­coli divulgativi sulla Africa e su tematiche sociali contribuendo ad in­formare sulle problematiche legate al contrasto della Mafia Nige­riana e dello sfruttamento delle donne africane.

Alla mia danzatrice nuda.

Di Maris Davis
marisdavis.com

Maris-Davis
Maris Davis

Negra è la mia calda

voce d’Africa, terra

d’enigmi e frutto di ragione.

 

Danza per me nuda, per

la gioia del mio sorriso.

Per la bellezza che offre

allo sguardo il tuo seno

che nasconde segrete virtù.

 

Danza per l’aurea leggenda

di notti infinite, per i

tempi nuovi e i secolari

ritmi della nostra Africa.

 

Infinito trionfo di sogni e

di stelle, amante docile

alla stretta dei segreti ritmi.

Logo Foundation for Africa

 

Danza per la vertigine

del brivido dell’amore,

per la magia del Cuore

che il mondo esprime.

Danza nuda perché intorno

a me bruciano i miti,

si incendiano i sensi, e

solo se entrerai in me il

fuoco potrà spegnersi in

grandi esplosioni di gioia

nel cielo dei tuoi pensieri.

 

Danza nuda, fammi accarezzare

i tuoi seni, fammi

abbracciare le tue nudità

deve arde la fiamma verticale

dell’Amore.

Sei il viso dell’iniziato che

sacrifica la follia ai piedi

dell’albero guardiano.

Maris-Davis-2

 

Idea del Tutto. Sei voce

dell’antico all’assalto delle

chimere.

 

Sei il Verbo che esplode

in razzi miracolosi sulle

rive dell’oblio.

Testo liberamente tradotto da un canto tradizionale Igbo.
Gli Igbo sono un popolo originario della regione sud-orientale della Nigeria, ovvero delle regioni del Delta del Niger, Edo State, e Benin City.
 
Nelle culture africane a tradizione animista il seno femminile è il simbolo della fertilità. Durante le cerimonie e i riti tradizionali le ragazze e le giovani donne esibiscono molto volentieri e con orgoglio il loro seno.

L’opera si ispira all’articolo pubblicato dall’autrice che si riporta integralmente di seguito.

Dal blog di Maris Davis

(https://marisdavis.blogspot.com/2015/11/le-donne-e-la-liberta-di-mostrare-il.html)

 Le donne e la libertà di mostrare il seno

Molte donne in tutta Europa, a partire da quelle islandesi, hanno aderito (e stanno aderendo) alla campagna per l’uguaglianza di genere postando foto in cui mostrano il loro seno.

FreeTheNipple è una campagna per denunciare la disparità con cui le donne vengono trattate sui social network. Gli uomini sono liberi di togliersi la maglietta e fotografarsi, senza timore di vedere la loro foto cancellata dai social. Il seno scoperto delle donne, invece, rimane ancora un tabù.Invito alla lettura – 1 maggio 2020 - AbruzzoNaturista

Provengo da una cultura tradizionale, quella animista dell’Africa Sub-Sahariana (Nigeria del Sud) in cui il seno simboleggia la “maternità” ovvero la “fertilità”, e mostrare il seno è assolutamente normale, le donne e le ragazze lo mostrano, spesso con orgoglio, sia nella vita privata di tutti i giorni, ma soprattutto nelle feste tradizionali.

Ammetto, tuttavia, che sempre in Africa nelle società a prevalenza islamica, le donne e le ragazze sono sempre assolutamente “coperte”, almeno in pubblico.

Tutte le società hanno i loro tabù e ciò dipende dal retroterra storico e culturale e quasi ovunque in occidente il seno femminile è un tabù perché non viene rappresentato come il simbolo della fertilità femminile e della maternità, ma viene associato alla sfera sessuale, e quindi è una “cosa” da nascondere.

Dal mio punto di vista non è semplicemente una questione di simboli, maternità o sessualità, ma è anche una questione di discriminazione di genere. Perché i maschi possono mostrare il loro petto “villoso” mentre le donne creano scandalo se mostrano le loro “tette” ?? E per di più motivo di “reprimende” severe se poi il seno nudo femminile viene mostrato nei social network ??

Il movimento “FreeTheNipple” rivendica il diritto delle donne ad avere il controllo del proprio corpo. È nato da circa un anno, ma è diventato celebre quando Adda Þóreyjardóttir Smáradóttir, una ragazza islandese di diciassette anni ha pubblicato una foto del suo seno, per promuovere una campagna femminista a scuola.

A quel punto è stata derisa dagli altri ragazzi. Un suo compagno ha pubblicato una foto a petto nudo per prenderla in giro e lei ha risposto, a sua volta, postando su Twitter l’immagine del suo seno in segno di protesta.

A causa del gesto, la ragazza è divenuta bersaglio di commenti misogini (sentimenti di avversione e di odio verso le donne). Per sostenerla, molte altre donne islandesi l’hanno imitata, in un atto di ribellione contro l’accostamento del corpo femminile al sesso.

“Per me si tratta di mostrarsi nel modo in cui si vuole. È solo una parte del corpo. I ragazzi hanno seni e capezzoli e va bene che loro li mostrino. Lo stesso dovrebbe applicarsi alle donne perché anche loro hanno seni e capezzoli”

Le foto di adesione alla campagna, pubblicate su Instagram, Facebook e Twitter, sono diventate centinaia. Anche alcune cantanti e attrici hanno partecipato, e la campagna si sta allargando a tutta l’Europa.

Quasi due anni fa, quasi per scherzo, scrissi l’articolo “Alla mia danzatrice nuda”, ispirato ad un canto della tradizione animista del popolo Igbo, in cui si esalta proprio il seno femminile in chiave di preghiera al divino “Sei il verbo dell’iniziato, idea del tutto ai piedi dell’albero guardiano”. Ricordo che all’epoca ricevetti molti commenti, alcuni ironici, altri compiacenti, ma comunque solo in pochissimi avevano capito il “vero” simbolismo di ciò che rappresenta davvero il seno femminile nella cultura tradizionale africana.

La campagna FreeTheNipple non fa altro che dire tutto ciò che anch’io ho sempre sostenuto, e quindi aderisco pienamente pubblicando proprio qui le foto con il mio seno

“Libertà alle donne di mostrare il proprio seno ovunque, anche nei Social”

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Invito alla lettura – 24 aprile 2020

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Prende il via oggi la nuova rubrica “INVITO ALLA LETTURA” dell’Associazione Naturista Abruzzese che ci terrà compagnia settimanalmente, ogni venerdì, in questo periodo caratterizzato dall’impossibilità di organizzare eventi all’aperto e pubblici.

Il medesimo articolo viene riproposto anche sul gruppo soci su Facebook.

Tutti i visitatori sono caldamente invitati a commentare i nostri articoli e a proporne di nuovi per le prossime settimane.

BUONA LETTURA!

Nudi alla meta.

Ecco perché senza vestiti staremmo meglio

Di Davide Turrini – 3 agosto 2015

Invito alla lettura - 24 aprile 2020 - AbruzzoNaturista

Uno dei padri della psicologia americana, Brian Manslow, nei suoi studi sull’autorealizzazione scrive: “Il nudismo è di per sé una sorta di terapia. I benefici per la salute includono la riduzione dello stress, la sazietà di curiosità per il corpo umano, la riduzione della porno dipendenza, un senso di integrazione di tutto il corpo e lo sviluppo di un atteggiamento sano per il sesso opposto”

Nudo è bello, ma soprattutto fa vivere meglio e più a lungo. Per non parlare, poi, di quanto giovi dormire senza pigiama, lasciando “arieggiare” ogni parte del corpo. Lo rivelano alcune ricerche scientifiche pubblicate in un articolo del sito web Elitedaily, la rivista che si definisce “la voce della generazione Y”. Secondo uno studio recente dell’American Academy of Sleep Medicine, la temperatura corporea diminuisce naturalmente come una parte del ritmo circadiano con il sonno profondo, quindi indossare pigiami tende a disturbare questo calo naturale della temperatura e, di conseguenza, ad interrompere il ciclo del sonno del vostro corpo.

Stessa sostanza, sempre senza veli, la rivela l’Università di Reading. In uno studio intitolato “Una scimmia nuda avrebbe meno parassiti”, si spiega come gli esseri umani si siano evoluti senza peli riducendo il carico di parassiti che possono trasportare malattie.

Purtroppo, però, gli abiti che indossiamo possono essere un terreno fertile per i funghi e i batteri cattivi, causando infezioni micotiche, del tratto urinario, o la putrefazione delle unghie dei piedi. La malattia di Lyme, molto diffusa negli Usa (“la più rapida a diffondersi dopo l’Aids”), si trasmette attraverso le zecche e finisce spesso sulle maglie che indossiamo, come del resto i pidocchi di mare (“Sea lice”) possono appiccicarsi nell’inguine attraverso i costumi da bagno. E ancora: le cinture e le cravatte impediscono la respirazione, i pantaloni attillati alzano la temperatura dei testicoli, riducendo numero e fertilità degli spermatozoi. Per non parlare degli studi del professor Norman Doidge sull’Alzheimer dove è stato più volte rilevato come “camminare senza scarpe è riconosciuto come un’attività del cervello antiAlzheimer, perché il contatto della pianta del piede col terreno fa crescere le connessioni neuronali rimaste inattive”.

Invito alla lettura - 24 aprile 2020 - AbruzzoNaturistaInsomma, ce n’è di che lamentarsi e allontanarsi dal vestirsi per abbracciare una sorta di nudismo adamitico. Tra l’altro uno dei padri della psicologia americana, Brian Manslow, nei suoi studi sull’autorealizzazione scrive: “Il nudismo è di per sé una sorta di terapia. I benefici per la salute includono la riduzione dello stress, la sazietà di curiosità per il corpo umano, la riduzione della porno dipendenza, un senso di integrazione di tutto il corpo e lo sviluppo di un atteggiamento sano per il sesso opposto”. Ancora un’altra ricerca presso la University of Northern Iowa ha registrato che i nudisti hanno un’autoaccettazione del proprio corpo significativamente più alta. “C’è qualcosa di sbagliato nel modo in cui gli americani hanno finito per accettare quasi ogni aspetto della condizione umana tranne quella più naturale. Abbiamo accettato armi, droga e violenza, ma rifiutiamo di accettare seni nudi e genitali in bella vista”, spiega Lauren Martin, l’autrice dell’articolo su Elitedaily. “Che cosa accadrebbe se accettassimo il nostro corpo allo stesso modo con cui abbiamo accettato tutto il resto?”, si chiede la donna. Qui interviene l’ultimo ostacolo socioculturale rispetto all’accettazione anche solo della visione di un corpo nudo: il legame tra nudità e sesso.

Secondo Matteo Westra, un professore di psicologia del Longview Community College nel Missouri, citato nel pezzo, “la nudità è un tabù in America, perché siamo stati costretti originariamente ad equiparare la nudità con la sessualità: e noi abbiamo parecchi tabù sulla sessualità”.

Per questo la conclusione del ragionamento attorno ad un possibile ritorno alla nudità sia per questioni di salute che sociali va a sollevare e togliere del tutto i vestiti di dosso alle persone: “Rendendo la nudità un ordinario dato di fatto, l’esperienza comune non la assocerebbe con la sessualità. Immaginate se gli uomini fossero desensibilizzati al corpo femminile, se non sentissero il bisogno di strappare i vestiti di una donna per soddisfare le fantasie create nelle loro menti. Immaginate se gli uomini smettessero di usare tutto il loro tempo e le loro energie nel vedere donne nude e imparassero soltanto a vivere fianco a fianco con loro”.

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